Gli epiteti rivolti ai Manager: tra offese, stereotipi e resilienza

PIN “Il viandante sul mare di nebbia” – Caspar David Friedrich (1818) Un uomo solo di fronte a un oceano di possibilità, con la natura come metafora degli epiteti ai manager.

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on è inusuale che i Manager siano oggetto di epiteti o parole cattive rivolte con disprezzo. In linea di principio, sono circostanze connaturate a chi deve assolvere il ruolo di capo o, comunque, di gestore di altre risorse umane. Così come non tutte le ciambelle riescono con il buco, allo stesso modo non tutte le decisioni o le persone possono piacere a tutti.

Anzi, c’è chi disse: “Tanti nemici, tanto onore”, ma questa fu chiaramente un’esagerazione che non andrebbe presa come serio esempio. Tuttavia, ci sono “insulti” molto più fastidiosi di altri, mettendo da parte la volgarità, che non è mai ammessa o giustificata. Dipende dalle sensibilità, perché è impossibile generalizzare, ma in ogni caso esistono degli stereotipi significativi.

“Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici, ma il silenzio dei nostri amici.” - Martin Luther King Jr.


Gli stereotipi più comuni verso i Manager

Il coraggio di trasformare le critiche in occasioni di crescita
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Alberto Sordi in “I vitelloni” di Fellini
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Gli epiteti più di moda rivolti ai manager sono sicuramente: saccente, arrogante, incompetente, sciocco, narcisista, falso. Ma potrei continuare anche con ipocrita, arrivista, seduttore del potere, schiavista, volgare, offensivo, inopportuno, “figlio di papà”, ignorante, becero…

L’elenco sarebbe lunghissimo, sia per i sinonimi che per la fantasia di chi li utilizza. Le sceneggiature delle offese dipendono dal contesto in cui vengono lanciate e dallo stato d’animo di chi le pronuncia.

“Riprendi l’amico in segreto e lodalo in palese.” - Leonardo da Vinci


Quando un epiteto diventa ferita: la mia esperienza da uomo prima che manager

Non esiste mai un limite al peggio. Detto questo, posso indicare quale, nella mia esperienza di dirigente, fu l’onta che maggiormente incassai con fatica.

Fu: “Lei è un uomo ovvio.”

Proprio il fatto di scomodare l’ovvietà rappresentò per me il massimo indicatore del fallimento della mia immagine verso l’altro. L’essere scontato è il limite estremo della professione manageriale: significa non apportare ricchezza intellettuale, che poi si traduce in valore per la propria squadra o per l’azienda.

Senza epiteti escludere, un Manager deve sempre essere capace di andare oltre le linee, di superare le banali contingenze per aprire nuovi percorsi di strategia e di metodo. Per questo motivo, “ovvio” fu un duro colpo per me. Mi fece sentire inutile e, nella mia concezione di persona e professionista, rappresentò lo specchio peggiore in cui potessi riflettere la mia immagine.

Per concludere, mi risollevai. Ma mi rimase il dubbio, che cerco di scacciare ogni volta che mi trovo ad affrontare il mio prossimo.

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