Startup e investimenti: quando l’eccesso di capitale soffoca l’innovazione

PIN Ritratto di due giovani imprenditori di una startup in abiti casual mentre mostrano, ignorando i rischi ma con entusiasmo mazzette di dollari a forma di ventaglio frutto degli investimenti. Si trovano in un moderno e luminoso open space di un ufficio, suggerendo un momento di successo finanziario o di raccolta fondi per una startup.

S

i stanno elaborando teorie secondo le quali immettere troppa liquidità nelle startup può diventare un fattore di causa del fallimento dell’impresa stessa. La massiccia e precoce raccolta di denaro spesso si rivela controproducente per la vita del progetto, perché la spinge a crescere troppo velocemente anziché perfezionare il prodotto da immettere sul mercato. In questo contesto, gli investimenti non dovrebbero mai oscurare la visione originaria. Oggi con voi analizzo il delicato equilibrio tra investimenti, rischi e la motivazione dei founder nel startup.


Il paradosso dell’abbondanza: la scarsità genera creatività

Addirittura, la penuria di denaro può stimolare la creatività e l’ingegno dei founder affinché mostrino tutta la loro energia e grinta per migliorare il prodotto e accelerare i tempi di debutto. Ma la domanda sorge spontanea: come è possibile che non avere molto capitale a disposizione possa essere un vantaggio?

“Ricerco solo in una direzione e non in ogni direzione - Rita Levi Montalcini

La visione dell’investitore: tra innovazione e acquisto

In realtà, le osservazioni principali nascono proprio dal punto di vista degli investitori. Essi considerano l’eccedenza di capitale per una startup come un’occasione che rischia di diminuire la creatività nel ricercare forme innovative nella funzionalità dell’oggetto sociale. In altre parole, disponendo di mezzi finanziari facili, si tende a comprare parti del prodotto già presenti sul mercato per abbreviare i tempi, riducendo così l’innovatività e la sperimentazione autentica.

La pressione del ritorno e l’impegno del founder

In secondo luogo, investimenti corposi aumentano la pressione sulla startup in termini di ritorno del capitale investito, riducendo al minimo i tempi di preparazione e lancio, con conseguenti rischi di flop all’ingresso. Un altro aspetto riguarda la valutazione economica dell’impresa: un alto investimento diluisce necessariamente le quote dei founder, facendone diminuire l’impegno emotivo o, in caso di successo, riducendone i benefici derivanti dagli utili.

“Appena perdemmo la meta, i nostri sforzi raddoppiarono - Mark Twain

Domande cruciali per un sodalizio di business


Investimenti corposi aumentano la pressione sulla Startup
Investimenti corposi aumentano la pressione sulla Startup
Affinità strategica tra i Soci della Startup
Affinità strategica tra i Soci della Startup

Quindi, sono essenziali alcune riflessioni strategiche:

  • L’investitore condivide la propensione alla sperimentazione?

  • Esiste affinità strategica tra investitori e founder?

  • L’investitore ha già supportato altre realtà con il medesimo quoziente di innovazione?

  • Quali sono, e in che tempi, le aspettative di ritorno rispetto al capitale investito?

  • L’investitore è disponibile a supportare la startup per eventuali altri round di sperimentazione antecedenti al lancio?

Il valore della sperimentazione condivisa

Nel mio ragionamento ho lasciato in sospeso alcune domande fondamentali a cui è strategico, oltre che necessario, dare risposte convincenti. Bisogna partire dall’assunto che l’investitore e i founder, per un certo periodo, sono portatori di interessi contrapposti: parlo della fase di sperimentazione. Per un founder, avere un investitore al proprio fianco in questa fase significa che quest’ultimo ha compreso la delicatezza del processo, direttamente collegato all’efficacia del prodotto finale.

“Nessun obiettivo è talmente elevato da giustificare approcci indegni - Albert Einstein

Il rischio della fretta e la perdita di motivazione

L’affinità strategica tra i soci qualifica l’obiettivo che insieme si è deciso di raggiungere. Se questa è condivisa, anche il contenuto di innovazione e il relativo rischio d’impresa sono calcolati. Tuttavia, un investimento eccessivo può generare una fretta che accorcia i tempi di messa a punto, causa principale dell’insuccesso. Colgo l’occasione di una domanda molto interessante che ho ricevuto per tornare sul tema del rapporto tra founder e investimenti: se la logica è solo quella di quotare al massimo la società, il rischio di “annacquare” la motivazione del leader diventa reale. Proteggere la propria business-idea significa, a volte, saper camminare con meno, per arrivare più lontano.

“Chi raggiunge i propri obiettivi, non li ha fissati sufficientemente alti - Herbert von Karajan

 È chiaramente intuibile come l’interesse del founder sia quello di quotare al massimo la propria startup, affinché la quota d’ingresso dell’investitore sia la più alta possibile. Tuttavia, questa logica — apparentemente vincente — nasconde due controindicazioni profonde che possono minare la stabilità a lungo termine dell’impresa.


Il paradosso della sovracapitalizzazione

Il primo rischio è quello di sovracapitalizzare la società. Disponendo di eccessiva liquidità, si è portati a scegliere la via più breve: acquistare componenti e soluzioni già disponibili sul mercato invece di realizzarli all’interno del processo innovativo del prodotto. In questo modo, si sacrifica l’essenza stessa dell’innovazione sull’altare della rapidità, perdendo quell’unicità che dovrebbe distinguere la propria business-idea.

In secondo luogo, un massiccio afflusso iniziale di capitali rischia di “annacquare” eccessivamente le percentuali del fondatore. L’effetto è sottile ma devastante: la diminuzione dell’interesse motivazionale di chi ha sognato il progetto. Quando il peso degli investimenti diventa troppo determinante nelle decisioni strategiche, il leader rischia di diventare un esecutore.

Se il processo non dovesse rispettare i tempi o i modi previsti dall’accordo originario, l’investitore potrebbe decidere di abbandonare il progetto. In un simile scenario, il fondatore si troverebbe privato della possibilità di cercare nuovi partner, assistendo impotente al declino della propria visione. Proteggere la propria quota non è solo un fatto economico, è un atto di responsabilità verso l’anima dell’impresa.

“Punta alla luna, anche se la manchi finirai tra le stelle - Lev Brown

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