È
recente la notizia, perlopiù passata inosservata, che un’azienda del circondario industriale di Venezia abbia chiuso completamente i battenti e licenziato i suoi 74 dipendenti giustificando l’azione in ragione dell’avvento dell’AI. In un’epoca di profonda trasformazione, dove la Leadership dovrebbe guidare il cambiamento con visione e umanità, questa scelta appare come una resa definitiva. Al di là del fatto meschino che l’operazione si è svolta in una notte, nel senso che i lavoratori che si erano presentati regolarmente al mattino sul posto di lavoro hanno trovato solo locali vuoti, senza neppure le loro scrivanie. Rientrati nelle loro case, hanno trovato la lettera di licenziamento, con la causale descritta: sostituzione del lavoro umano con AI.Le Aziende esistono per dare un contributo alla società - David Packard
L’AI ruba lavoro?

È ormai certo che l’AI interviene – anche in maniera incisiva – nella costruzione dei nuovi Modelli di Business. Molte attività, specialmente ad alto contenuto di manualità, possono essere sostituite con funzioni automatizzate. Quindi è da considerare il fenomeno come irreversibile, con indubbi impatti sulla definizione delle moderne Catene del Valore. Ma automatizzare non rappresenta una ribellione, bensì potrebbe essere solo una riorganizzazione aziendale, dove possono essere sviluppate maggiori economie di scala o sinergie di prodotto.
Una Azienda, una cultura - Procter & Gamble
L’AI è colpevole?
Penso sia indispensabile assimilare la convinzione che l’AI non ruba lavoro, ma soprattutto non ristruttura le aziende. Dare responsabilità all’AI per modelli di business datati a fronte di scenari competitivi turbolenti e frastagliati è, sempre, un grave errore del Management. Da più parti si continua con la narrazione, errata, che la trasformazione sia una guerra tra uomini e algoritmi. Ma così facendo si perde di vista il vero punto: la competitività. L’azienda veneta aveva certamente smarrito la sua bussola strategica e se ne sarebbe dovuta assumere, lealmente, le conseguenti Responsabilità legate alle proprie Scelte. Ma dare la colpa agli algoritmi è un grave errore di pensiero e di metodo che, soprattutto, non giustifica i licenziamenti per giusta causa, come potrebbe esserlo una ristrutturazione aziendale orientata alla Crescita personale e collettiva.
Torna alla Home.



