Il potere fa male a chi non lo possiede? Una riflessione su leadership e natura umana

PIN Un uomo solo cammina in una piazza deserta pavimentata da grandi piastrelle quadrate in un atmosfera simbolica, tra forza e consapevolezza. potere e leadership.

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l potere, inteso come dominio su persone e risorse, è una componente naturale delle strutture sociali, sia umane che animali. Chi assume una posizione di comando, in qualunque contesto – aziendale, politico, sociale – esercita inevitabilmente una forma di potere. Oggi vorrei parlare del potere che fa male a chi non lo possiede? Vorrei fare una riflessione su leadership e natura umana.

Ma questo potere cambia davvero le persone?

“Nulla al mondo viene temuto tanto come l’influenza di uomini che sono moralmente indipendenti.” (Albert Einstein)

Io sono convinto che il potere possa cambiare le persone. Ma in misura minore rispetto a quanto lo faccia il successo.
Il potere ha un effetto più sottile e profondo: non sempre trasforma, ma spesso svela.


Il potere corrompe?

In altre parole, il Potere può indurre una Persona a compiere atti a proprio vantaggio abusando della sua posizione dominante?

La risposta sembra scontata, persino banale. Bisognerebbe però riflettere sul fatto che il Potere in quanto tale potrebbe non essere l’elemento scatenante ed irrinunciabile della corruzione. Se si osservasse la condizione che il Potere induce, cioè quella di far emergere la propria indole individuale, per il semplice motivo che non si temono più le conseguenze delle proprie azioni, allora il discorso si rivolta. L’indole umana è corruttibile, il Potere ne crea solo le condizioni affinché’ essa si possa manifestare liberamente: senza timori di essere tacciati per quello che si commette.

In altre parole:

  • Non è il potere a corrompere.

  • È l’indole umana che, liberata dai vincoli, si esprime per ciò che è.

“Il potere trae origine dalla canna del fucile.” (Mao Tze Tung)

Tre modi di esercitare il potere

Se partiamo dall’idea che il potere non cambia l’uomo, ma lo rivela, allora diventa essenziale osservare chi lo detiene e come lo esercita.

1. Il leader giusto

L’uomo consapevole, etico, dotato di visione e responsabilità, usa il potere per proteggere, guidare, servire.
È la vera essenza della leadership positiva, nel business come nella vita pubblica.

2. L’uomo ambizioso

Chi vive di ambizione personale tende ad abusare del potere per raggiungere i propri scopi, giustificando ogni mezzo con il fine.
È la materializzazione del principio machiavellico: “Il fine giustifica i mezzi.”

3. L’insicuro dominante

Una serpe di metallo - Foto: COPPERTIST WU
Una serpe di metallo - Foto: COPPERTIST WU
Il potere - Foto: Jon Tyson
Il potere - Foto: Jon Tyson
Chi è fragile o insicuro cerca nel potere uno scudo contro l’ansia del controllo.
Diventa un tiranno per proteggersi dall’imprevedibilità. E nella gestione delle persone, questo porta a micro-management, autoritarismo e paura diffusa.


Da dove nasce il potere?

Un altro elemento chiave è la fonte del potere.
Non tutto il potere è uguale.

  • Il potere conquistato con il consenso (tramite merito, leadership, votazione) tende a essere più equilibrato.

  • Il potere imposto (tramite eredità, forza, violenza) spesso si traduce in autoritarismo o dittatura, in cui l’autodifesa si confonde con il dominio assoluto.


Conclusione: il potere non è il male

Etichettare il potere come male assoluto è un errore concettuale.

“Potere significa non dover alzare la voce” - George Will

Il potere è uno strumento.
Come ogni strumento, può essere usato o abusato.
E come ogni strumento, rivela molto di chi lo impugna.

Nel mondo del management – come nella politica, nella famiglia, nella scuola – il potere è inevitabile.
Ciò che conta è la coscienza con cui viene esercitato.

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