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e ci circondiamo di caos, esso influenzerà negativamente la nostra vita.Il primo compito da affrontare, se si vuole parlare di produttività del tempo, riguarda proprio il fare chiarezza sulle operazioni e sulle attività da svolgere durante il lavoro.
Il famoso detto “Cosa fa chi” è un tema sempre di grande attualità, sia che si parli della sfera privata che, soprattutto, del tempo speso in azienda.
Entrare nel tema della produttività del tempo significa, in primo luogo, definire procedure operative che permettano di:
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realizzare il proprio compito nel minor tempo possibile, oppure
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a parità di tempo, svolgere più attività di quante se ne potessero completare prima di introdurre ordine nel lavoro e nella propria vita.
“Il tempo perso non si ritrova” — Benjamin Franklin
La produttività come efficienza del tempo
È noto come un buon direttore di fabbrica abbia, tra i suoi compiti principali, quello di saturare gli impianti produttivi sotto la sua responsabilità.
In altre parole, significa azzerare i tempi morti delle macchine, per esempio:
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riducendo al minimo i tempi di settaggio
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pianificando al meglio le commesse
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creando continuità nelle produzioni
Tutto questo con l’obiettivo di evitare il caos produttivo.
Le risorse umane e l’efficienza organizzativa
Il principio, sacrosanto se si vuole ottenere efficienza, dovrebbe essere applicato anche alle Risorse Umane.
Oggi tutti gli studi sull’organizzazione funzionale si basano sull’idea elementare di rendere fluidi i processi umani, affinché risultino:
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armonici
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coordinati
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lineari rispetto alle attività aziendali
“Il tempo è denaro” — Benjamin Franklin
Dove nasce il caos
Occorre prima di tutto concordare che il caos non è una causa, ma un effetto.
È una conseguenza naturale, generata da:
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sovrapposizioni di attività
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operazioni confliggenti
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mancanza di linearità e controllo nel tempo e nello spazio
La vera origine dello spreco di tempo


La verità è che se ne perde troppo, ed è proprio questo che genera il caos.
Anche nel lavoro intellettuale, diventa essenziale identificare e annullare i tempi morti, così come avviene per gli impianti industriali.
È un obiettivo difficile, ma assolutamente possibile, a partire dal presupposto che molti sprechi di tempo siano di origine volontaria e dipendano dalla singola persona.
Una regola empirica (e molto umana)
Un corollario utile da osservare — anche sulla base dell’esperienza vissuta — è quella regola empirica secondo cui:
“Un progetto dura tutto il tempo che ha a disposizione.”
Perché?
Perché la natura umana ha i suoi tempi, e non sempre sono efficienti.
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