Chi è davvero lo “scemo del villaggio globale”? Una riflessione sui fallimenti manageriali

PIN Il quadro dal titolo "lo scemo del villaggio" globale, che nel business è definito il manager che porta a fallimenti manageriali.

N

Nel mondo del management si celebrano spesso i manager “virtuosi”, coloro che, grazie alla propria visione e leadership, conducono le organizzazioni verso il successo. Tuttavia, raramente si analizza con la stessa attenzione l’altra faccia della medaglia: quella di coloro che si titolano loro malgrado di fallimenti manageriali.

Anche quando si osservano questi fallimenti, il focus è generalmente rivolto all’identificazione dei fattori esterni o delle decisioni errate che hanno portato al naufragio. Sono analisi utili, certo, ma spesso non si mette abbastanza in discussione un punto essenziale: l’adeguatezza del manager rispetto al ruolo ricoperto.

È qui che entra in gioco una figura paradossale ma reale, che potremmo definire — con ironia ma senza offesa — “lo scemo del villaggio globale”.

Viviamo in un’epoca in cui è forte la voglia di “arrivare”, ma scarsa la reale volontà di sacrificio, impegno e profondità. Si dà quasi per scontato che il solo “esserci” sia sufficiente a legittimare un ruolo di responsabilità. Eppure, essere manager significa ben altro.

Che cosa cerca un manager dalla sua professione?

Il pagliaccio
Il pagliaccio
Manager concentrati solo su ego e potere
Manager concentrati solo su ego e potere
Una possibile risposta, non in ordine di priorità, potrebbe essere: autorealizzazione, successo, creazione di valore per gli stakeholder, potere, felicità e benessere economico.

Tutti questi obiettivi devono essere perseguiti insieme, in equilibrio. Separarli, o perseguirne solo uno (spesso il potere), porta a una personalità manageriale squilibrata e inefficace — il terreno ideale per la nascita dello “scemo del villaggio globale”.

Gli stili di management e la consapevolezza

I manager efficaci sanno adattare il proprio stile ai contesti:

Il vero pericolo non è l’incompetenza, ma l’inconsapevolezza di esserlo.

  • In ambienti stabili, lo stile metodico funziona bene.

  • In contesti più turbolenti, serve un manager-condottiero, capace di ispirare e guidare.

Ma qualunque sia lo stile, le caratteristiche chiave restano: concentrazione, prudenza, velocità, flessibilità e apertura al dialogo.

Essere manager non significa solo prendere decisioni: significa ascoltare, semplificare, sbagliare, apprendere, rinunciare se necessario. Significa, in sintesi, essere umani e autentici.

Chi è davvero lo “scemo del villaggio globale”? È colui che scriverà un nuovo capitolo della storia dei fallimenti manageriali

È colui che non coglie la complessità della propria professione, che si chiude nel suo ego e nell’illusione del potere, ignorando tutto il resto. Purtroppo, questo tipo di manager è completamente inconsapevole della sua condizione. Sono gli altri — colleghi, collaboratori, stakeholder — a riconoscerne i tratti disfunzionali e distruttivi. Spesso coloro che dovranno subire le conseguenze dei fallimenti manageriali.

Ma attenzione: renderglielo noto può costare caro. La prudenza, in certi casi, è la strategia più saggia.

Torna alla Home.