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n molti articoli del mio blog ho spesso accennato alle regole a cui un leader dovrebbe attenersi. È naturale che debbano esistere condizioni e principi entro cui far confluire la creatività, per gestire correttamente una qualunque organizzazione umana, specialmente se finalizzata al profitto.Nei tempi moderni, queste regole sono essenziali per affrontare la fatica e lo stress tipici dei ruoli di responsabilità.
È altrettanto vero che le note interpretative delle regole non sono mai scritte: al massimo sono consigliate nei manuali di management o riflesse nei casi di studio, ma non sono mai codificate in modo ferreo o algoritmico.
Il motivo è semplice: la personalità dell’uomo fa la differenza. Nulla sarà mai uguale a sé stesso. Oggi vi parlo delle tre regole d’oro nella leadership moderna.
“Un comitato dovrebbe essere composto da tre persone. Due delle quali sono assenti.”
— Sir Beerbohm Tree
Le tre regole d’oro


1. Non fare promesse quando si è felici.
L’ottimismo, la visione positiva del futuro o il semplice sollievo dalle preoccupazioni possono indurre a fare promesse affrettate, confidando che l’attuale stato di benessere possa durare nel tempo.
2. Non rispondere quando si è arrabbiati.
La voglia di scaricare l’amarezza o la delusione su qualcuno — spesso innocente — è forte nei momenti di stress. È fondamentale distinguere le difficoltà professionali da quelle personali. Il “portarsi il lavoro a casa” (e viceversa) è uno dei grandi problemi dei manager, che spesso si traduce in stress e tensione.
3. Non decidere quando si è tristi.
È l’opposto della prima regola. La malinconia e la visione pessimistica del futuro non aiutano nelle decisioni importanti: la lucidità è il primo requisito per la leadership.
“Non è difficile prendere decisioni, se conosci i tuoi valori.”
— Roy Edward Disney
Il peso dell’equilibrio nelle decisioni
Tentando di dare una visione complessiva, appare evidente che lo spessore, il momento e il sentimento di una decisione restino fortemente ancorati ai principi di equilibrio.
Una decisione è corretta se presa con consapevolezza, nei limiti delle proprie deleghe e con un bilanciamento emotivo tale da non distorcere tempi e contorni della scelta.
Non è sbagliato porsi la domanda:
👉 “Sono nella condizione ottimale per decidere?”
👉 “È il momento giusto per decidere?”
Se la risposta è sì, un respiro profondo… e via.
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